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L’automazione va decisa prima di costruire il cancello

Un cancello motorizzato non è un manufatto con un accessorio: è a tutti gli effetti una macchina, e la normativa lo tratta come tale. Chi lo mette in servizio deve disporre dell’analisi dei rischi, dei dispositivi di sicurezza adeguati, della documentazione tecnica e della dichiarazione che attesta la conformità dell’insieme. Quando ci si informa su Progettazione cancelli Treviso questo è l’aspetto che raramente entra nella conversazione iniziale, e che invece condiziona scelte da prendere prima che il primo profilato venga tagliato.

La sequenza corretta è una sola: si decide se il cancello sarà motorizzato, poi lo si progetta. L’ordine inverso — costruire, posare e poi aggiungere il motore — è quello che genera la maggior parte dei problemi che si vedono dopo.

Il peso non è un dettaglio da verificare a posteriori

Un cancello pensato per essere aperto a mano può essere dimensionato con criteri diversi da uno destinato a muoversi decine di volte al giorno spinto da un motore. Peso complessivo, rigidezza del telaio, dimensionamento delle cerniere o del carrello di scorrimento, tipo e diametro delle ruote, planarità della guida sono tutti elementi che cambiano.

Il caso più frequente riguarda i cancelli scorrevoli. Una struttura leggermente svergolata si apre comunque a mano, perché chi spinge compensa senza accorgersene. Lo stesso manufatto affidato a un motore lavora sempre nello stesso punto, con la stessa forza, e in pochi mesi usura ruote e guida o manda in protezione la centralina.

Il secondo caso riguarda i battenti alti e pieni, che espongono al vento una superficie ampia. Un’anta cieca di grandi dimensioni trasmette ai cardini e al motore sollecitazioni che un’anta a barre non produce, e va dimensionata di conseguenza.

Lo spazio di manovra e i punti di pericolo

L’automazione introduce rischi che il cancello manuale non ha, perché il movimento avviene senza che una persona lo stia governando. Vanno quindi considerati, già in fase di disegno, i punti in cui il cancello si avvicina a un ostacolo fisso: il bordo dell’anta rispetto al muro, la zona fra il cancello scorrevole e la recinzione, l’area di passaggio dei carrelli.

Sono le zone in cui possono prodursi schiacciamento o cesoiamento, e si affrontano in due modi: eliminando il pericolo con la geometria, cioè prevedendo franchi sufficienti o carter di protezione, oppure presidiandolo con dispositivi come fotocellule e bordi sensibili e con la limitazione delle forze esercitate. Il primo modo è preferibile perché non dipende dal funzionamento di un componente elettronico, ed è praticabile soltanto se si progetta sapendo che il cancello sarà motorizzato.

Va valutato anche il contesto: un accesso che si apre direttamente su una strada, o su un marciapiede percorso da pedoni, richiede scelte diverse rispetto a un ingresso interno a una proprietà.

Le predisposizioni costano poco prima e molto dopo

Ci sono lavori che, eseguiti mentre il cantiere è aperto, incidono in modo trascurabile, e che affrontati in seguito comportano rompere una pavimentazione appena posata.

Rientrano in questa categoria i cavidotti fra il quadro e i punti in cui andranno motore, fotocellule, selettore e lampeggiante; il pozzetto per il motore interrato, se previsto; l’alimentazione dedicata con le protezioni elettriche adeguate; il collegamento all’impianto di terra; il basamento in cemento dimensionato per il motore e per le sollecitazioni che trasmette.

Sono anche gli elementi che un preventivo poco dettagliato tende a non nominare, e che ricompaiono in corso d’opera come voci aggiuntive. Chiedere che compaiano nell’offerta iniziale, anche quando l’automazione viene rimandata a un secondo momento, è il modo più semplice per evitarlo.

Automatizzare un cancello esistente si può, a condizioni

Nulla vieta di motorizzare un cancello già installato, ed è un intervento che si esegue di frequente. Richiede però una verifica preliminare onesta: stato della struttura e delle parti in movimento, planarità e condizioni della guida, geometria dei punti di pericolo, possibilità di realizzare le predisposizioni elettriche.

Se da questa verifica emerge che il manufatto non è idoneo, la risposta corretta è dirlo. Installare un motore su una struttura inadatta produce un impianto che funziona nei primi mesi e che poi si guasta con regolarità, e soprattutto un insieme la cui conformità nessuno è in grado di attestare seriamente.

Che cosa deve restare al proprietario

A lavoro concluso, chi ha commissionato l’opera dovrebbe ricevere un fascicolo: la documentazione dell’insieme motorizzato con la dichiarazione di conformità, i manuali dei componenti installati, le istruzioni per lo sblocco manuale in caso di assenza di alimentazione, e l’indicazione delle verifiche periodiche da eseguire con la relativa frequenza.

Quest’ultimo punto vale quanto l’installazione. I dispositivi di sicurezza di un cancello automatico vanno controllati nel tempo, perché una fotocellula disallineata o un bordo sensibile non più funzionante lasciano l’impianto operativo ma senza la protezione per cui era stato progettato. Il cancello continua ad aprirsi e chiudersi come il primo giorno: ed è precisamente questo il motivo per cui nessuno se ne accorge.

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