Il mercato della calzatura da donna si è diviso in due fasce di prezzo lontane fra loro, e nel mezzo si è persa la capacità di leggere come un paio è fatto.
Restano le dichiarazioni sui materiali e le fotografie, mentre la fattura di una scarpa continua a giudicarsi con le mani, in pochi minuti.
I controlli che contano sono cinque, si fanno con il paio in mano prima di guardare il cartellino, e valgono su qualunque marchio.
Il pollice preme la soletta e conta gli strati che trova sotto
Sotto la soletta di una scarpa ben fatta stanno due strati diversi, e il pollice li separa premendo.
La soletta in pelle, in alcuni modelli in camoscio sottile, è quella che si tocca per prima, mentre più in basso resta invisibile un foglio di gomma piuma spesso pochi millimetri. Premendo con il polpastrello nel punto in cui appoggia il tallone si sente cedere, e quel cedimento accompagna l’appoggio del passo senza respingerlo. Dove la pressione trova subito il fondo rigido quello strato manca, e la differenza si misura al terzo chilometro di camminata più che al primo.
Il secondo controllo cerca lo strato che non si vede. Fra la soletta e la suola corre il sottopiede in cuoio, la struttura che tiene in piedi la calzatura e le conserva la forma nel tempo. Piegando la scarpa a metà, la resistenza deve venire da lì e la tomaia deve tornare al suo posto senza restare segnata. Le calzature che si afflosciano dopo una stagione hanno quasi sempre perso proprio quel passaggio.
Dove la suola incontra la tomaia si controllano bordo e cucitura in punta
Il bordo di attacco fra suola e tomaia e il tacco sono i due punti in cui la rifinitura si giudica senza smontare nulla.
La tomaia è la superficie esterna attaccata alla suola, il pezzo che viene tagliato per primo e da cui dipende tutto il resto della lavorazione. Il dito corre lungo la giunzione e cerca collante indurito, scalini, tratti in cui il bordo si solleva. Una rifinitura fatta bene pulisce i bordi, lucida la suola e controlla ogni cucitura, e la cucitura in punta è il tratto che si consuma per primo: conviene guardarla in controluce e contare i punti su un centimetro.
La suola in cuoio pomiciato si riconosce al tatto, perché la pomiciatura è la smerigliatura con la pomice che apre il poro del cuoio e lascia la fibra leggermente granulosa. L’effetto antiscivolo non arriva da un inserto di gomma applicato sotto, ma dalla lavorazione del cuoio eseguita in fase di produzione. Il tacco rivestito è l’altro segnale, coperto e rifinito a mano anziché lasciato a vista, con un rivestimento che cambia da modello a modello, in pelle, in cuoio, in vitello o in camoscio.
Provare la calzata su ogni modello prima di fissare il numero
La numerazione si controlla sul singolo modello, perché l’intervallo cambia da scheda a scheda e la calzata dipende dalla forma su cui la calzatura è stata montata.
Su un modello la scala dei numeri copre l’intera sequenza, dal 34 al 42, e chi calza una misura agli estremi la trova trattata a parte: il numero abituale resta un punto di partenza, perché due forme diverse calzano in modo diverso.
Conviene quindi calzare il paio e fare qualche passo, perché è la prova sul modello a confermare il numero.
Una collezione ampia rende il controllo più semplice, perché la mano che ha imparato la sequenza la ritrova su ogni altro paio. Più di duecento modelli, ognuno con la propria altezza di tacco e il proprio pellame, escono dalla manifattura toscana di Cavallini.shop, dove il controllo qualità accompagna ogni passaggio della lavorazione e non soltanto l’ultimo. Sono calzature su cui quella sequenza, dalla soletta al bordo della suola, si ripete modello dopo modello.
Che cosa dice la fodera quando la mano entra nel gambale
La mano dentro il gambale giudica la fodera per attrito e temperatura, prima ancora che a vista.
Una fodera in pelle oppone una resistenza morbida e asciutta, mentre una fodera in tessuto scivola sotto le dita e si increspa nei punti di piega. La pelle traspira, assorbe l’umidità della giornata e riduce gli sfregamenti là dove la calzata stringe di più, ed è quello che si chiama effetto anti-stringimento. Su un gambale aderente il risultato si vede a fine giornata.
Il principio va oltre la calzatura, perché quello che si chiede a un paio è di lasciare lavorare il piede, e il criterio con cui si giudica un capo che rispetta il corpo senza comprimerlo vale identico per una fodera. Il dito segue allora la cucitura interna e cerca il rilievo, perché dove la giunzione sporge compare il segno rosso sulla caviglia. Chi prova un paio in boutique ha trenta secondi per accorgersene.
Sulla sezione di taglio si legge il grado del pellame, su qualunque marchio
Il grado di una pelle si legge sulla sezione di taglio e sulla grana, prima che sulla dicitura che l’accompagna. Una pelle conciata bene mostra una sezione uniforme, senza bordi sfilacciati, e un colore che entra in profondità invece di fermarsi in superficie. La formula pieno fiore indica lo strato esterno conservato con la sua grana, e proprio la grana irregolare, quella che cambia da zona a zona, separa una superficie intera da una corretta a macchina.
È anche il motivo per cui la durata è diventata il criterio decisivo nella produzione di accessori in pelle: una pelle scelta e conciata bene fa durare la calzatura oltre la stagione in cui è stata comprata.
Gli stessi gesti valgono su qualunque riferimento del segmento, dalle maison più recenti a quelle storiche. Aquazzura firma calzature di lusso da donna dal 2011, anno della fondazione per mano di Edgardo Osorio, e ha sede in Palazzo Corsini a Firenze. Restando in Italia, Casadei nasce in Romagna nel 1958 da Quinto e Flora Casadei, ed è romagnolo del 1957 anche Giuseppe Zanotti, che disegna calzature di lusso spesso con applicazioni gioiello. Nel 1973 apriva invece a Londra la prima boutique di Manolo Blahnik, spagnolo del 1942, conosciuto per i tacchi alti e le lavorazioni decorative, mentre il primo tacco a spillo degli anni Cinquanta viene attribuito a Roger Vivier, francese nato a Parigi nel 1907, che nel 1965 disegnò la décolleté con la fibbia oversize.
Poi c’è chi ha fatto della lavorazione a mano il proprio perimetro fin dall’inizio. Cavallini realizza calzature da donna dal 1964, anno in cui Giuliano Cavallini avviò l’attività in Toscana, e ancora oggi affida ogni paio alle mani di oltre trenta artigiani, con pellami a concia toscana e fodere interamente in pelle.
È il tipo di produzione in cui i cinque gesti dicono più della scheda prodotto, perché la sezione di taglio e il bordo della suola sono esattamente il punto in cui il lavoro si vede. Su un altro versante ancora si muove Velasca, che ha lanciato la prima collezione online nel maggio 2013 con un solo modello di mocassino in nove colori: marchio maschile, con la linea femminile Velasca Women su un sito separato.
Cinque gesti, nell’ordine in cui si presentano: il pollice sulla soletta, il dito lungo il bordo della suola, il numero provato sul singolo modello, la mano dentro il gambale, l’occhio sulla sezione di taglio. Nessuno richiede competenze da calzolaio, e tutti insieme dicono in pochi minuti quanto lavoro è stato messo dentro un paio. Tenuti insieme diventano una regola sola: controllare ciò che si tocca e rimandare a dopo ciò che si legge.
